Un’ impresa coraggiosa: restaurare uno Sherman Firefly del ’43. Il 7 marzo 2020 è arrivato alla sede di CRCS Onlus il carro armato alleato per antonomasia del secondo conflitto mondiale. E’ sicuramente uno dei progetti più ambiziosi quello di restituire la vita al rarissimo carro armato Sherman, uscito dalle fabbriche Chrysler nell’ottobre del 1943.
Il team, già al lavoro per il restauro, ha già smontato fino allo scafo nudo il carro ed eseguito la sabbiatura e verniciatura di gran parte dei pezzi. La nostra ambizione è di non trascurare alcun particolare e di far tornare il carro alle condizioni di origine, come uscito di fabbrica. Per il nostro team di restauro sarà un enorme lavoro con un monteore veramentre alto, ma un obbiettivo che ripagherà di tutti gli sforzi! Questo obbiettivo vede sempre più la luce anche grazie a tutte le persone che, credendo in noi, continuano a donare nella raccolta fondi dell’associazione per portare avanti il progetto e per acquistare tutti i materiali che servono.
Le particolarità assolute del mezzo consistono nel suo scafo “ibrido”, realizzato dall’unione di uno scafo M4 (Sherman 1) con il frontale da fusione di uno sherman M4A1 (sherman 2), e dalla sua versione “FIREFLY”, modifica britannica per alloggiare il cannone anticarro britannico 17 pdr. La modifica alla torretta e l’ingombro dei proiettili costrinsero a eliminare un membro dell’equipaggio degli Sherman (precisamente il mitragliere).
Nel nostro caso si tratta di uno Sherman Firefly Ic Hybrid, variante con modifiche eseguite in Gran Bretagna prima di entrare in servizio. I modelli Firefly presentano come modifiche:
– il Cannone da 17 pounder inglese in torretta, molto più potente rispetto al normale 75mm
– la parte posteriore della torretta più lunga per alloggiare la radio veicolare
– l’assenza nello scafo della postazione del mitragliere frontale per poter alloggiare più munizioni.
– il modello è definito Hybrid perchè costruito su uno scafo metà saldato e metà da fusione, variante molto rara da vedere ai nostri giorni.





